giovedì 26 dicembre 2019

Mercoledì, 25 Dicembre 2019

È che, quando passi per quelle strade, lo stato d’animo si adegua ai colori stinti e agli intonaci scrostati e lo sguardo indifferente di uno che incroci si fa inquisitore. Ma in realtà non è così: qui la gente pensa ai casi propri esattamente come altrove e una donna seduta davanti a una finestra a rammendare calzini non è necessariamente una puttana. E un bimbo che gioca a palla in uno dei pochi cortili interni non ancora trasformati in parcheggio non è un orfano sulla strada del vizio.
Da "Delitti senza castigo" di Loriano Macchiavelli, Ed. Einaudi
Lunedì, 31 Ottobre 2011

I padri in canottiera alzano il volume quando c'è il telegiornale, scrollano teste, svuotano tazze e fumano il mondo. Sono uomini di poche parole e di pochi capelli; hanno il passo lento e la sberla veloce, bestemmiano solo perché è facile e mantengono sempre quella strana espressione da sabato pomeriggio. Il Violinista di Nebbia gli suona Yesterday dei Beatles, appoggia il suo occhio di vino bianco al loro, che è sporco di Campari, e lascia che si mischino i colori.
Da "Le parole sognate dai pesci" di Davide Van De Sfroos, Ed. Bompiani
Mercoledì, 24 Agosto 2011

Gli antichi popoli italici celebravano periodicamente la primavera sacra, che vedeva i membri più giovani lasciare la tribù per andare a colonizzare nuove terre.
Da noi, al contrario, c'è l'autunno sacro, che arriva puntuale con i primi bagliori dorati delle foglie sugli alberi: anziché far partire i nostri giovani, anche quest'anno ne accoglieremo di nuovi, a migliaia.
Le matricole più previdenti si sono già organizzate da metà luglio: le aspetta un posto in doppia con un vecchio compagno di liceo a trecento euro. Per tutti gli altri, è iniziato il tradizionale vagare, scortati da un genitore o a coppie d'amici, fra le bacheche fitte di messaggi.
Seguiranno chiamate convulse al cellulare, appuntamenti con potenziali padroni di casa o, più spesso, con studenti più anziani impegnati a subaffittare porzioni d'appartamento.
Troveranno tutti la propria tana, il proprio ritmo, una consuetudine inattesa nel muoversi fra il nuovo alloggio e il quartiere universitario. Si abitueranno all'accento e ai costumi di qui senza accorgersene, presi da lezioni e seminari, e già a Natale, tornando alle proprie case, qualcuno li troverà cambiati... Più grandi e meno superficiali, un pizzico bolognesi nei modi.
È un miracolo che si ripete dall'anno accademico 1089-90, eppure non cessiamo di stupircene, come di fiori che s'ostinano a sbocciare nella stagione in cui dalla terra non germina nient'altro.

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Sfilo sotto il ponte della ferrovia, sulla cui massicciata qualcuno ha scritto: «Rialzati, Bologna». Pensava alla squadra di calcio oppure alla città?

Da "La vita quotidiana a Bologna ai tempi di Vasco" di Enrico Brizzi, Ed. Laterza
Domenica, 31 Luglio 2011

Travis O'Hearn guidava una Chevy Impala vecchia di quindici anni comprata a Los Angeles con i soldi che il demone aveva rubato a un magnaccia. Il demone, in piedi sul sedile del passeggero e con la testa fuori dal finestrino, ansimava al vento della costiera, entusiasta e sbavante come un Setter irlandese. Di tanto in tanto ricacciava la testa nell'abitacolo, guardava Travis e cantilenava «Tua madre fa i pompini all'infer-no, tua madre fa i pompini all'infer-no» in tono infantile e dispettoso. Poi roteava la testa qualche volta per aggiungere enfasi.
Avevano passato la notte in un motel economico a nord di San Junipero e il demone aveva sintonizzato la tv su un canale che dava la versione integrale dell'Esorcista. Era il suo film preferito. Perlomeno, pensò Travis, era meglio dell'ultima volta, quando il demone aveva visto Il mago di Oz e passato un giorno intero a fingere di essere una scimmia volante o a urlare: «E questo vale anche per il tuo cagnolino».

Da "Demoni - Istruzioni per l'uso" di Christopher Moore, Ed. Elliot
Giovedì, 16 Giugno 2011

Ho sempre sostenuto che il mio vero problema non fosse quello di pesare quindici chili in più, ma di essere venti centimetri più basso del dovuto.
Da "È facile controllare il peso se sai come farlo" di Allen Carr, Ed. EWI
Venerdì, 10 Giugno 2011

Lambert aveva guidato fischiettando, per tirarsi e tirargli su il morale. Anche la primavera ne aveva approfittato per scomparire. Il cielo pesava come una tazza del cesso al contrario, pieno di nuvole nere pronte a cascar loro addosso.

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– Di vino ce n’è, e io non ho nient'altro da fare che stare qui ad ascoltarti.

Da "Sezione suicidi" di Antonin Varenne, Ed. Einaudi
Domenica, 29 Maggio 2011

La nostra attuale mancanza di rispetto per lo swing può essere paragonata allo stato attuale della nostra democrazia. Si richiede equilibrio per reggere qualcosa di tanto delicato come una democrazia. Perché il potere sia efficace è imprescindibile l'accortezza di mantenerlo unito e saperlo condividere con altri. Se viene meno questa comprensione, allora è battaglia per vedere chi è il più forte, chi parla più forte, chi si fa notare di più.
I forti sono liberi di depredare i deboli.
È quello che è accaduto allo swing: i batteristi hanno cominciato a sommergere allegramente i contrabbassisti, i quali hanno risposto attaccandosi agli amplificatori. I pianisti hanno iniziato a suonare brevi ritmi dicontinui per dar battaglia al rullante. I chitarristi ritmici hanno abbandonato la partita e sono tornati a casa. I sassofonisti sono usciti completamente di testa e hanno ingaggiato assolo che duravano tutta la notte, sempre sullo stesso brano. Risultato: il perfetto dis-equilibrio, libertà totale di espressione individuale senza curarsi dell'insieme. Anche se molti hanno accettato e adottato questo approccio agli antipodi dello swing, sono sicuro che un giorno i musicisti ne valuteranno i danni e in tutto il mondo si assisterà a un ritorno del jazz allo swing.

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Il blues ha più di un livello di significato. Le parole dicono una cosa, il modo in cui sono cantate ne dicono un'altra e invariabilmente la musica dice un'altra cosa ancora. Nonostante tutta la tristezza immanente in certi testi, la musica è sempre stimolante, possiede un groove che invita alla danza, e la danza conduce alla gioia. Dizzy Gillespie l'ha detta giusta: “Ballare non ha mai fatto piangere nessuno”. Ecco la chiave per comprendere il blues: il blues trasmette sia gioia che dolore.

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Quando nacque mio figlio Jasper, venne fuori strillando e annaspando perchè gli mancava l'aria. Le ostetriche lo afferrarono, lo pulirono, gli infilarono u tubicino nel naso per sgombrare le fosse nasali, gli punsero un piede per prelevargli il sangue e lo presero a sberle e a pizzicotti in tutti i punti dove non vorresti mai che te li dessero. Benvenuto! Ahia! Poi, finalmente, lo diedero alla mamma, che se lo tenne tutto abbracciato. Dolore e amore. Se non era blues quello...

Da "Come il jazz può cambiarti la vita" di Wynton Marsalis, Ed. Feltrinelli